ASPETTANDO IL NATALE

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ASPETTANDO IL NATALE

Il mio cuore s’intenerisce
nell’ascoltare la novena.

Mente sfoglia il libro del tempo,
attenta scorre su scie di sentimenti,
adombrate da forti emozioni.

Presepi di Natali scorsi
illuminano istanti felici
di un cuore innocente.

Albero addobbato
con festoni e palle colorate
tutto illuminato da mille luci:
ansia di bimbo per doni sperati.

Amor di nonni e genitori,
ricorda quel cuore,
sente ancora le carezze
e …..l’amore!

Il mio cielo!

 

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Nell’attimo del primo vagito,
il diario dell’universo
annota, sulla prima pagina
l’inizio della vita, scrivendone
in anteprima il destino.

Spesso guardo, il cielo
col naso all’insù a cercar
di leggere quel diario.

Costellazioni leggo, identificate
dall’uomo nel tempo antico,
figure create dalla fantasia
in quei ricami dell’universo.

Leggo gli aspetti
di mille combinazioni io,
provo a carpire
tra leggende e fantasie
qual’è la strada mia.

La luce all’orizzonte

La luce all'orizzonte
La luce all’orizzonte

La luce all’orizzonte

E’ insonne la mia notte

vuole compagnia certa

spera nel mio conforto.

 

Vuole parlare della luna

e delle moltissime stelle

che la riempiono sempre.

 

Sono lì a scrutare l’uomo

 lasciandolo  fantasticare

oppure ascoltando sospiri.

 

Si allungano le ore sempre

il tempo è lento, sembra dare

spazio ai pensieri chiacchieroni.

 

Or stanca la notte di compagnia

mi ringrazia con un raggio di luna

sperando che accolga con amore

 

… la luce all’orizzonte!

 

 

 

 

-La Passione- di un Uomo

Settimana Santa!
Quadri santa

Percuote sulla schiena
la frusta e Corona di spine,
ferisce.

http://www.girodivite.it/IMG/jpg/via_crucis.jpg-AMORE-  sostiene
il peso della croce,
che porta sulle spalle.

Pagani chiodi, su croce
un corpo umiliato piantano,
nuvole oscurano cielo.

– Padre, perdona loro,
perché non sanno, quello che fanno  –

LANCIA FERISCE A MORTE!

Ecco l’Agnello di Dio!

Donna o poesia

http://3.bp.blogspot.com/_bZdLk4T3pdo/RqM0kcD8jVI/AAAAAAAAAB8/Gfl-jJg8zW8/s400/180px-Eustache_Le_Sueur_002.jpg
Ispiratemi Euterpe ed Erato
muse della musica
e
della poesia d’amore,


lirica cantar voglio.

Adorno i capelli
con ghirlande di fiori
e, con la lira e il flauto
mi farò accompagnare
per confessar questo amor
che si strugge solo per lei.

Luna e stelle del firmamento
siate complici nell’intento,
note su corde di violini ,
accompagnate
il canto d’uomo invaghito.

Tra rose rosse e blù
occhi tuoi brillan,
iridi riflettono
la luce dell’amor
che poeti innamorati
dedican ancora

….a te!

Una domenica mattina

Camino acceso
riscaldava una famiglia
con allegri scoppiettii
della legna che brucia.

Tutti attorno ad un tavolo
apparecchiato con fette di pane
 e tazze piene di latte fumante.

I nonni, gli zii, mio padre

ed io piccolino, seduto sulle gambe

  ridevo, perchè mi faceva saltellare .

Vedo ancora mia madre,
 vicino alla finestra,
che c’invitava a guardare
 i  primi fiocchi di neve
che cadevano nell’aia
di quella vecchia fattoria
fatta di pietre e calce.

Felice correvo, verso di lei
che sorridente, mi prendeva
in braccio, mostrandomi
il ficodindia già coperto di neve
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si..ora ricordo…era
domenica mattina,
per me speciale…
la prima volta…
che vedevo la neve.

Racconto biografico “Ricordo quella notte”

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Ore 01,00 del 15 gennaio 1968.
Io, bambino di circa dieci anni, dormivo beatamente nel mio lettino, quando sentii la voce amorevole della mia mamma, che con dolcezza mi chiamava “ Filippo, Filippuzzo, svegliati! (toccandomi leggermente). Ti devi alzare.”
Aprendo a malapena gli occhi, nel chiaroscuro della stanza illuminata dalla fioca luce dell’ abat-jour, notavo lo sguardo di mia madre, che guardava con amore il mio risveglio.
Con voce ancora assonnata chiedevo “Perché .. cosa è successo…”. Mia madre divagando nel rispondere, ripeteva “Alzati.. fai veloce!”
E con fretta mi aiutava a vestire. Frastornato dall’inusuale comportamento e dalla tarda ora della notte, come un fantoccio mi facevo vestire , così potevo concentrarmi nel pensare che cosa fosse successo, non ci sono riuscito a riflettere, che sentivo dire a mia madre
”…dai andiamo in bagno, ti lavo il viso.. così ti svegli!”
Continuavo a seguire come un automa le indicazioni dettate dalla voce di mia madre, senza poter ancora partecipare vivamente con la mia mente a quello che stava succedendo.
Sul mio viso ancora caldo, giunse un ondata di acqua fresca, che come un colpo di corrente elettrica, accese tutte le luci della mia mente, esclamai “…è fredda!”
Ma mia madre non curante, continuava a lavarmi il viso e, asciugandomi in fretta con l’asciugamani diceva: “Presto andiamo, usciamo di casa…andiamo dalla vicina!” Feci un po’ di resistenza, dicendo: “Mamma! Perché dobbiamo andare dalla vicina?”
Forse la mia resistenza, convinse finalmente mia madre a dirmi il motivo: “c’é stato il terremoto!”
Quelle parole, mi hanno riportato al giorno precedente, quando attraversando la piazza del paese assieme a mia madre, notammo molte persone con il naso all’insù, mentre guardavano la facciata della Chiesa Madre e, in particolare il suo campanile,
dicendo che una scossa di terremoto aveva causato una crepa profonda.
Né io, né mia madre dettimo importanza alla notizia. Ciò mi fece rendere conto, che il terremoto…. non era qualcosa di positivo.
Sentivo mia madre, che mi tirava il braccio, camminando verso l’uscita di casa; si sentivano vocii di persone in lontananza.
Con fretta mia madre, tirandomi dietro, chiudeva il portone di casa, sbattendolo. Attraversammo il cortile di corsa, arrivando in un lampo alla porta dell’abitazione della vicina di casa: “là, staremo al sicuro, in quanto l’abitazione è bassa” disse mia madre.
Siamo entrati…ho notato la piccola abitazione piena di persone più o meno giovani sedute nelle sedie messe a giro vicini ai muri della stanza.
C’era chi pregava, chi parlava agitatamente con la vicina, chi si disperava, ripetendo.. “che facciamo.. che facciamo!”
Sono rimasto molto turbato da questo comportamento delle persone, non riuscivo a capire il fine. Dopo un po’ alcuni uomini, dissero: “Un attimo di attenzione.. un attimo di attenzione!”
Proseguendo nel parlare uno di questi diceva: “Dobbiamo lasciare le nostre abitazioni e portarci nelle aperte campagne, perché in ogni caso.. è pericoloso rimanere!
Il terremoto può distruggere tutto!.. A poco a poco, usciremo e a piedi raggiungeremo la campagna di mio compare, dove vi sono dei grandi teli e della paglia. Lì possiamo fare un capanno senza correre alcun pericolo!”
Non vi fu il tempo di finire di ascoltare quelle parole, che subito tutte le persone presenti alzandosi, si apprestarono ad uscire con fare spaventato.
Io osservavo tutto questo pandemonio e, in verità, avevo paura non capendo ancora la gravità della situazione in cui ci trovavamo.
Mia madre percependo le mie paure, mi strinse la mano con delicatezza, dicendo: “Non ti preoccupare…ci sono io….” (ma il suo dire non era rassicurante).
Tutti insieme a gruppi sparsi ci apprestiamo a piedi a completare la rimanente parte dello spiazzo del cortile, per poi immetterci sulla strada principale che portava fuori il paese.
Per la verità tutto questo, mi sembrava una festa, in quanto nella poca esperienza di vita fatta, tutto quel movimento di persone e voci concitate, mi ricordavano la grande festa del Patrono del paese …
Si, ogni tanto qualche dubbio mi prendeva, ma forse l’età, forse la fantasia, preferivo pensarla in quel modo.
Ritornando a vivere la realtà drammatica di quei momenti, notavo lo scorrere della folla sulla strada principale come un fiume in piena o come una mandria di tori inferociti, di fretta su l’unica via d’uscita.
Io, mia madre e qualche altra persona, ci fermammo all’angolo del cortile sotto il lampione che illuminava tutta la strada, forse per aspettare qualcuno dei vicini di casa.
Io vivevo quei momenti tra sogno e realtà, percepivo ma non capivo il dramma che stavo vivendo, sentivo l’ansia e la paura che l’aria rendevano pregna.
Come un fulmine a ciel sereno, un cupo boato irruppe nel mio cervello, spezzando ogni filo dei miei pensieri, immobilizzando il mio corpo (credo per lo spavento).
Solamente gli occhi erano vigili e come un proiettore visualizzavano le immagini sullo schermo della mia mente ed io come uno spettatore su una poltrona, immobile, partecipavo allo scorrere di quei fotogrammi, rimasti indelebili nell’animo mio.
La terra tremava rovinosamente, facendo oscillare pericolosamente le abitazioni come alberi esposti al vento di burrasca.
Folla di persone si accalcavano sulla strada, come un fiume in piena a seguito di un forte nubifragio. Uomini travolgevano altri uomini, spingendo con i propri gomiti i vicini, non curandosi se le proprie azioni recassero danni ad altri.
Grida di donne, pianti di bambini, scalpitio veloce di scarpe, rumore assordante e polveroni causati dai muri di una casa caduta nelle vicinanze … silenzio, ovattate grida di dolore e aiuto soggiungevano alle mie orecchie come voci provenienti dall’oltretomba; la voce di un giovane aitante che correva a gambe levate, gridava: “è morta… è morta!”
Tremante e impaurito una mano mi trascinava con velocità in quel flusso concitato di persone atterrite che gridavano: “SCAPPIAMO.. SCAPPIAMO”
Non capivo più niente, come un legno galleggiante sulle acque in piena venivo sballottato tra braccia e gambe di persone più grande di me.
Vivevo il tutto come un film muto.
Non percepivo le voci, i suoni, vedevo solo il movimento della bocca.
D’improvviso un assordante rumore e la polvere dietro le mie spalle, mi riportano nella realtà. Parte di un muro di un edificio cedeva rovinando vicino la mia persona.
(Pensandoci ora, credo che sia stato un miracolo ad non essere stato coinvolto).
Tutti di corsa, sino all’uscita del centro abitato, poi rallentando il passo e ansimando per la corsa, tra urla di disperazione e voci che si chiamavano per nome:
“Pasquale, Ciccio, Salvatore, mamma, papà….
…Filippo! Stammi vicino, per ora è tutto passato!
Non piangere, tra poco raggiungeremo il capanno nella campagna dell’amico di nostro compare; poi quando farà giorno, andremo a trovare tuo padre”.
Raggiungemmo il capanno, sistemandoci su delle balle di paglia…
… Fu così che stringendomi forte al petto di mia madre, mi addormentai.
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L’Annu Novu (L’Anno Nuovo) Buon Anno!

 
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Nasciu!..nasciu la criatura!
accummigghiatu sta!
Tutti lu talianu e dicinu:
– Che beddu –
– Chi eni tranquillo! –
– Che bravu!-

Sulu lu nannu dici:
– L’assatilu crisciri,
poi…putemmu diri comu eni.
aggiungi la matri…..
– Li me speranzi su…
chi chissu e megghiu di latri! –
Si risenti lu patri e dici:
– I me figghi su tutti…
comu ammia, boni! –
facemo festa..
nun vattiamulu
primu di lu tempu!
Traduzione: L’anno nuovo
E’ nato!..è nata la creatura (neonato)
Molto coperta sta (sottolinea la

delicatezza)
tutti la guardano e dicono:
che beddu, ch’è tranquillo (non è

nervoso o piangente-vuol dire che sta

bene), ch’è bravo (riferendosi alla

positività della creatura)

solo il nonno dice -lasciatelo crescere.

poi..possiamo dire com’è (veramente)
aggiunge altro la madre:- Le mie

speranze che questo (figlio) è meglio

degli altri… si risente (dai discorsi fatti)

il padre (in quanto si mette in dubbio

sin da ora le qualità del figlio(e della

famiglia):- I miei figli sono come a me-

-Buoni (brave persone) [e per tagliare

il discorso]- festeggiamo… (finendo con

un ammonimento)…
Non Battezziamolo primo del tempo!
(detto dialettale per indicare…non

creamo altre personalità che per ora

non è il momento)